La vicenda ha causato un danno
Se qualcuno è stato truffato a tuo nome, o se sono stati pubblicati contenuti dannosi, può servire documentare che l'account non era sotto il tuo controllo.
Quasi tutti partono dal social. È l'ordine sbagliato: il bersaglio vero, quasi sempre, è la casella email a cui l'account è collegato.
Risposta breve
Prima cosa, e prima ancora del social: metti in sicurezza la casella email collegata all'account. Chi controlla la posta può riprendersi qualunque profilo attraverso il recupero password, quante volte vuole. Rimettere in sicurezza il social lasciando compromessa l'email è lavoro sprecato.
Seconda cosa: documenta prima di sistemare. Le email di notifica che hai ricevuto — accesso da nuovo dispositivo, cambio password, modifica dell'indirizzo — sono la prova migliore di quello che è successo, e sono le prime che spariscono.
Terza: non ricreare l'account da zero. È la reazione più comune e cancella ogni possibilità di ricostruire l'accaduto, oltre a lasciare in circolazione il profilo compromesso a tuo nome.
Il tuo profilo, quasi sempre, non interessa a nessuno
Nella grande maggioranza dei casi non c'è un attacco mirato alla tua persona. C'è una raccolta automatizzata di credenziali, e il tuo account è finito dentro perché una password era riutilizzata su un servizio che ha subito una violazione, oppure perché hai inserito le credenziali in una pagina che imitava quella vera.
L'uso successivo è quasi sempre lo stesso: scrivere ai tuoi contatti spacciandosi per te. Richieste di prestiti, finte emergenze, inviti a investimenti, richieste di codici di verifica. Il profilo serve come veicolo di fiducia, non come obiettivo.
Esiste poi una casistica diversa e più delicata: quella in cui l'accesso arriva da qualcuno che ti conosce. Cambiano completamente i segnali — nessuna attività verso i contatti, nessuna truffa, ma qualcuno che sa cose che potrebbe sapere solo leggendo i tuoi messaggi. In quel caso ha senso allargare la verifica al dispositivo, come descrivo nella pagina su come capire se il telefono è controllato.
Conta più della rapidità
La sequenza sensata è: prima la casella email, poi il social. Se qualcuno ha accesso alla posta può riprendersi qualunque profilo attraverso il recupero password, quindi intervenire prima sul social è lavoro destinato a essere rifatto. E se il sospetto è che il problema stia sul tuo telefono o computer, ogni operazione va fatta da un altro dispositivo.
In mezzo c'è un passaggio che quasi tutti saltano: conservare, prima di sistemare. Le email di notifica su accessi e cambi password, e la cronologia degli accessi che le piattaforme mettono a disposizione nell'area personale, sono il materiale più utile in assoluto — e sono anche le prime cose che spariscono, sia perché l'attaccante le elimina, sia perché il recupero dell'account le sovrascrive.
Poi si procede con le procedure ufficiali di recupero della piattaforma, e si avvisano i propri contatti da un canale diverso. Quest'ultimo passaggio serve anche a raccogliere informazioni: chi ha ricevuto i messaggi ha in mano copie che tu non vedi più.
Va detto chiaramente: nella maggior parte dei casi il recupero dell'account chiude la vicenda e non serve nient'altro. La documentazione tecnica diventa utile solo in alcune situazioni.
Se qualcuno è stato truffato a tuo nome, o se sono stati pubblicati contenuti dannosi, può servire documentare che l'account non era sotto il tuo controllo.
Quando l'accesso sembra arrivare dall'ambito personale la questione cambia natura, e l'attenzione si sposta dai social ai dispositivi.
Se dopo il recupero l'account viene ripreso, il punto di ingresso non è stato chiuso. Va cercato altrove, e raramente è sul social.
Da evitare
Sono reazioni istintive e comprensibili, e ognuna elimina qualcosa che sarebbe servito.
Se sono stati truffati i tuoi contatti, se sono stati pubblicati contenuti a tuo nome o se sospetti che dietro ci sia qualcuno che conosci, la documentazione tecnica diventa utile. Nella valutazione preliminare vediamo cosa hai conservato e cosa si può ancora ricostruire.
Esistono servizi pubblici e affidabili che permettono di verificare se un indirizzo email compare in violazioni note. È una verifica sensata da fare periodicamente, indipendentemente dagli incidenti.
Nella grande maggioranza dei casi sì, ed è la misura singola più efficace. Meglio l'app di autenticazione del codice via SMS, che è più esposto. Va attivata prima di tutto sulla casella email.
È una situazione diversa e si affronta in altro modo. Ne parlo nella pagina su cosa fare quando qualcuno crea un profilo falso con le tue foto.
Vale un percorso specifico e urgente, che descrivo nella pagina su come comportarsi in caso di ricatto online.
Dipende da cosa serve documentare: le investigazioni su fonti aperte partono da 600 euro, l'analisi di un dispositivo da 1.200. Le fasce sono nella pagina dei prezzi.
Quello che è disponibile nella tua area personale puoi scaricarlo tu, ed è già molto. I dati ulteriori vengono forniti dai gestori solo su richiesta dell'autorità giudiziaria.
Sono Cristian Federiconi, ingegnere informatico e Consulente Tecnico di Parte in informatica forense ad Ancona. Ricostruisco accessi non autorizzati ad account e dispositivi e documento quanto avvenuto in forma utilizzabile in sede legale.
Questa pagina ha finalità informative e riguarda la tutela di account di cui si è legittimi titolari. Non costituisce consulenza legale e non sostituisce il parere di un avvocato. L'accesso non autorizzato ad account altrui è un reato.