La conversazione
L'intero scambio, non solo la parte con la minaccia. Il modo in cui il contatto è iniziato è spesso l'elemento che collega fra loro più episodi.
Se ti sta succedendo ora, tre cose contano più di tutte le altre: non pagare, non cancellare niente, denunciare. Il resto può aspettare qualche ora.
Risposta breve
Non pagare. È la risposta più importante e va detta per prima. Nella pratica il pagamento non chiude quasi mai la richiesta: la conferma che la persona è disposta a pagare, e le richieste si ripetono.
Non cancellare niente e non bloccare subito. Il profilo, la conversazione, il nome utente, le coordinate di pagamento richieste: è tutto materiale che serve. Bloccare per primo, d'istinto, fa sparire proprio le informazioni utili.
Denuncia. Si tratta di un'estorsione, cioè di un reato, e chi la subisce è la parte offesa. È utile saperlo perché la vergogna è la leva su cui l'intero schema si regge: è costruito apposta per impedire alla persona di parlarne con qualcuno.
Non è personale, ed è utile saperlo
Nella grande maggioranza dei casi non c'è nessuno che ce l'abbia con te. C'è un'attività organizzata, spesso condotta dall'estero, che contatta un numero molto elevato di persone contemporaneamente con lo stesso copione: un profilo attraente, una conversazione che si sposta rapidamente su un piano intimo, una videochiamata registrata o la richiesta di inviare immagini, e subito dopo la minaccia di diffonderle ai contatti.
La rapidità con cui si passa dalla conoscenza alla richiesta di denaro è il segnale distintivo: chi conduce questi schemi ha bisogno di gestire molte conversazioni in parallelo e non può permettersi tempi lunghi.
Esiste anche una variante puramente intimidatoria, in cui chi scrive afferma di aver preso il controllo del dispositivo e di possedere immagini compromettenti, senza però averne alcuna. Spesso cita una vecchia password reale, ottenuta da una violazione di dati pubblica, per rendere credibile l'affermazione. In quel caso non esiste alcun materiale e la minaccia è vuota.
Capire in quale delle due situazioni ci si trova è il primo elemento utile, e cambia parecchio il modo in cui si affronta la cosa.
Serve alla denuncia, e va raccolto prima di interrompere il contatto perché dopo diventa irrecuperabile.
L'intero scambio, non solo la parte con la minaccia. Il modo in cui il contatto è iniziato è spesso l'elemento che collega fra loro più episodi.
Nome utente, indirizzo del profilo, immagini utilizzate, data del primo contatto. Anche se il profilo verrà eliminato, questi dati restano utili.
Il conto, l'indirizzo o il servizio verso cui è stato chiesto il versamento. È spesso l'informazione che permette di collegare più denunce alla stessa attività.
Documentare, non far sparire
Va detto con onestà: nessuno può garantire la rimozione definitiva di un contenuto da internet, né impedire che qualcosa venga diffuso. Chi lo promette dietro compenso sta vendendo un risultato che non è in grado di assicurare, e in questo ambito è una promessa che ricorre con una certa frequenza.
Quello che si può fare è documentare in modo ordinato e verificabile ciò che è avvenuto e ciò che è visibile online in un dato momento, in forma utilizzabile per una denuncia o per una richiesta di rimozione alle piattaforme. E, attraverso la ricerca su fonti aperte, verificare se il materiale sia effettivamente stato diffuso e dove.
Vale la pena dire anche quando non serve: se la minaccia è arrivata via email e non esistono immagini reali, e nessun contenuto è stato diffuso, un accertamento tecnico non aggiunge nulla di utile. In quel caso bastano la denuncia e, eventualmente, un cambio delle password ancora in uso.
Il quadro cambia completamente e la priorità è una sola: rivolgersi immediatamente alle forze dell'ordine, senza passaggi intermedi e senza tentare di gestire la situazione da soli.
Esistono canali dedicati e procedure prioritarie proprio per questi casi, ed è opportuno coinvolgere subito un adulto di riferimento.
Queste vicende hanno un impatto emotivo pesante, e la pressione è parte del meccanismo: chi le costruisce conta sul fatto che la persona agisca d'impulso, isolata e nel panico.
Parlarne con qualcuno di cui ti fidi non è un dettaglio secondario, è la cosa che spezza il meccanismo. Se ti senti in pericolo o in una condizione di forte sofferenza, rivolgiti alle forze dell'ordine o ai servizi di supporto disponibili nel tuo territorio.
Da evitare
Tutto il resto viene dopo e si può decidere con calma.
Posso aiutarti a raccogliere e documentare in forma ordinata il materiale utile a una denuncia, e a verificare se qualcosa è effettivamente stato diffuso. Se invece nel tuo caso l'accertamento tecnico non serve, te lo dico subito: capita spesso, e non ha senso farti spendere.
Nella grande maggioranza dei casi è un messaggio inviato in massa e non corrisponde a nulla di reale, anche quando cita una password autentica presa da una violazione di dati. Se vuoi togliertelo dalla testa, i criteri di verifica sono nella pagina su come capire se un dispositivo è controllato.
Capita, e sempre più spesso: alcune minacce si basano su contenuti costruiti artificialmente. In quel caso l'analisi tecnica può documentare che il materiale non è autentico, come descrivo nella pagina su come riconoscere una foto modificata o generata con l'AI.
È la situazione peggiore ed è quella in cui la denuncia diventa più importante, non meno. Avvisare per primi le persone vicine toglie efficacia alla minaccia: è una mossa difficile ma spesso risolutiva.
I principali servizi dispongono di procedure di segnalazione per la diffusione non consensuale di immagini intime e in genere intervengono. La documentazione ordinata di ciò che è online rende queste richieste più efficaci.
Le attività di ricerca e documentazione su fonti aperte partono da 600 euro. La valutazione iniziale non ha costo e serve proprio a capire se un accertamento è utile nel caso specifico.
Sì, si denuncia contro ignoti ed è la prassi normale in questi casi. Le informazioni che hai conservato servono proprio a permettere l'avvio degli accertamenti.
Sono Cristian Federiconi, ingegnere informatico e Consulente Tecnico di Parte in informatica forense ad Ancona. Nelle vicende di estorsione online mi occupo della parte tecnica: documentare in forma verificabile ciò che è avvenuto e ciò che è presente online.
Questa pagina ha finalità informative e di supporto a chi subisce un'estorsione online. Non costituisce consulenza legale e non sostituisce il parere di un avvocato né l'intervento delle forze dell'ordine, ai quali è opportuno rivolgersi. Se la vicenda coinvolge una persona minorenne, la segnalazione alle autorità è la priorità assoluta e va fatta immediatamente. Se stai attraversando un momento di forte sofferenza, parlarne con una persona di fiducia o con un professionista è importante quanto la parte tecnica.