Mirato o generalizzato
Nella pratica la contrapposizione ricorrente è sempre la stessa. Da un lato il datore di lavoro che, a fronte di un sospetto concreto, verifica cosa è accaduto su uno strumento aziendale; dall'altro il lavoratore che contesta un controllo esteso, indiscriminato e a ritroso su tutta la propria attività.
La giurisprudenza ammette i cosiddetti controlli difensivi, ma li circoscrive: devono nascere dopo che un sospetto specifico è insorto, essere diretti ad accertare condotte illecite e non la produttività, e restare proporzionati rispetto allo scopo. Un controllo generalizzato, esplorativo, condotto su periodi ampi alla ricerca di qualcosa che non si sa ancora cosa sia, difficilmente supera questo vaglio.
Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto più volte in materia, anche con sanzioni di importo rilevante, proprio su ipotesi di accesso esteso alla posta elettronica dei dipendenti condotto senza i presupposti necessari.
Questo è il motivo per cui, quando un'azienda mi chiede una verifica su uno strumento aziendale, la prima domanda che faccio non è tecnica: riguarda che cosa era stato comunicato ai lavoratori e cosa prevede la policy interna. Se quel presupposto manca, l'accertamento rischia di produrre materiale inutilizzabile e di creare all'azienda un problema più grande di quello che voleva risolvere.