Phishing bancario
Una comunicazione che imita la banca porta a una pagina di accesso identica all'originale. Spesso seguita da una telefonata che chiede di confermare codici «per bloccare un'operazione sospetta».
A volte sì, molto più spesso no. Ma quasi tutto si decide nelle prime ore, e c'è una trappola in cui cade una parte consistente di chi è già stato truffato.
Risposta breve
Il recupero è possibile ma tutt'altro che scontato, e dipende quasi interamente dalla rapidità. La segnalazione all'istituto bancario ha qualche possibilità di produrre effetti solo se arriva prima che le somme vengano spostate, il che accade tipicamente nel giro di poche ore.
Contemporaneamente va presentata denuncia. Al di là dell'esito, è il passaggio che consente all'autorità giudiziaria di richiedere ai gestori dei servizi i dati che nessun privato può ottenere.
Attenzione a una cosa sopra tutte le altre: chi ti contatta promettendo di recuperare le somme perdute — via email, sui social, o attraverso siti dedicati — è quasi sempre una seconda truffa costruita su misura per chi è già stato colpito. È uno degli schemi più diffusi in assoluto.
Riconoscere lo schema aiuta a capire cosa è realistico aspettarsi, perché le possibilità di recupero cambiano parecchio da un caso all'altro.
Una comunicazione che imita la banca porta a una pagina di accesso identica all'originale. Spesso seguita da una telefonata che chiede di confermare codici «per bloccare un'operazione sospetta».
Lo schema più costoso in ambito aziendale: una comunicazione apparentemente autentica chiede di aggiornare le coordinate di pagamento. A volte la casella di una delle parti è realmente compromessa.
Piattaforme che mostrano rendimenti crescenti e consentono un primo piccolo prelievo. Il problema emerge quando si chiede di ritirare l'intera somma.
Annunci con pagamenti anticipati, oppure il meccanismo inverso in cui a un venditore viene chiesto di seguire una procedura di «rimborso» che in realtà autorizza un prelievo.
Un avviso di sicurezza porta a chiamare un numero. All'altro capo si chiede di installare un programma di assistenza remota, che dà accesso completo al computer.
Relazioni costruite nel tempo, spesso per mesi, seguite da richieste di denaro motivate da un'emergenza. Sono i casi in cui le somme complessive risultano più alte.
Il denaro non resta fermo
Chi riceve somme provenienti da una frode le sposta quasi subito, spesso attraverso più passaggi e più intestatari. Una segnalazione che arriva entro poche ore trova ancora qualcosa su cui intervenire; una segnalazione che arriva dopo qualche giorno, nella maggior parte dei casi, non trova più nulla.
Lo stesso vale per il materiale digitale. I log dei server, le registrazioni di accesso e le informazioni conservate dai fornitori di servizi hanno tempi di conservazione limitati e si cancellano automaticamente. Una richiesta dell'autorità giudiziaria che parte tardi rischia di arrivare quando quei dati non esistono più.
Per questo la sequenza sensata è semplice e va eseguita nello stesso giorno: segnalazione alla banca, denuncia, e conservazione di tutto il materiale ricevuto. Le valutazioni su cosa fare dopo possono aspettare; questi tre passaggi no.
Non recupera denaro. Documenta
È bene essere espliciti: un consulente informatico forense non recupera somme di denaro e non ha alcun potere di intervenire sui movimenti bancari. Chi lo lascia intendere sta descrivendo qualcosa che non esiste.
Quello che un accertamento può fare è ricostruire e documentare la vicenda sul piano tecnico: da dove provenivano realmente le comunicazioni ricevute, se un dispositivo o una casella di posta risultano compromessi, come si è svolta la sequenza dei fatti. Fino a che punto si riesca ad arrivare dipende da quanto materiale è stato conservato e da quanto tempo è passato.
L'identificazione dei responsabili, invece, richiede dati che si trovano presso i fornitori di servizi e che possono essere acquisiti soltanto tramite l'autorità giudiziaria. È un punto su cui vale la pena avere aspettative corrette fin dall'inizio.
Nella pratica questo lavoro è più utile in due situazioni: quando serve sostenere una contestazione verso l'istituto bancario, e quando la truffa ha colpito un'azienda e occorre capire dove ha ceduto la sicurezza per evitare che si ripeta.
Da evitare
Sono ovvietà, e proprio per questo vengono trascurate nel momento in cui si è sotto pressione.
Se la vicenda ha colpito un'azienda, se devi contestare qualcosa al tuo istituto bancario o se ti serve una ricostruzione ordinata da allegare alla denuncia, possiamo vedere insieme cosa hai conservato e cosa se ne può ricavare. Se invece l'accertamento non aggiunge nulla di utile, te lo dico subito.
Dipende dalle circostanze, in particolare dalle modalità con cui l'operazione è stata autorizzata e da come si è svolta la vicenda. È una valutazione che spetta a un avvocato: la ricostruzione tecnica serve a fornirgli elementi concreti su cui basarla.
Le possibilità di recupero sono generalmente molto più ridotte. I movimenti restano tracciabili sulla catena pubblica, ma collegare un indirizzo a una persona richiede informazioni in possesso di operatori esteri, ottenibili solo per via giudiziaria.
Se la truffa è passata da un programma di assistenza remota o da un allegato, il sospetto è ragionevole. La logica di verifica è la stessa descritta nella pagina su come capire se un dispositivo è controllato.
Il mittente visualizzato in un messaggio è un campo compilabile a piacere. Le informazioni che contano stanno nelle intestazioni tecniche: ne parlo nella pagina su come verificare se un'email è falsa.
Dipende da cosa serve documentare: le investigazioni su fonti aperte partono da 600 euro, le indagini su frodi e sottrazioni di dati da 1.500. Le fasce sono nella pagina dei prezzi.
Sì, e non solo per il proprio caso: le denunce permettono di collegare fra loro episodi che singolarmente sembrano isolati. Molte indagini su gruppi organizzati nascono proprio dall'accumulo di segnalazioni di piccolo importo.
Sono Cristian Federiconi, ingegnere informatico e Consulente Tecnico di Parte in informatica forense ad Ancona. Analizzo comunicazioni, dispositivi e sistemi per ricostruire come si è svolta una frode informatica e documentarla in forma utilizzabile.
Questa pagina ha finalità informative e non costituisce consulenza legale né consulenza finanziaria: non sono un avvocato né un consulente finanziario. Le valutazioni sulla responsabilità dell'istituto bancario e sulle azioni da intraprendere vanno sottoposte a un legale. L'attività di informatica forense documenta i fatti sul piano tecnico e non comporta alcuna possibilità di recuperare somme di denaro.